Il Direttore

Davide Rossi docente, storico e giornalista, è direttore del Centro Studi “Anna Seghers” di Milano e dell’ISPEC, Istituto di Storia e Filosofia del Pensiero Contemporaneo della Svizzera Italiana. A Kinshasa - Repubblica Democratica del Congo è vicedirettore dell’Institut International de Formation et Recherche “Patrice Lumumba”. Autore di svariati saggi dedicati alla storia, alla letteratura, alla cultura e al cinema dei paesi socialisti, ai popoli del Sud del mondo e al movimento internazionale dei lavoratori, è segretario generale del SISA - Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente, responsabile dal 2007 del “Centro di Formazione e Ricerca don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana” per la Lombardia e il Ticino. Corrispondente per Sinistra.ch, segue da un ventennio i più importanti festival del cinema, anche come direttore del sito Slatan Dudow Pensieri di Cinema. Dirige dalla fondazione nel 2000 il mensile culturale on line aurorarivista.it. È iscritto all’ANPI/VZPI di Trieste.

 

 

Davide Rossi is a teacher, historian and journalist. He is director of the "Anna Seghers" study centre and of ISPEC (Institute of Contemporary Thought History and Philosophy Institute of Italian Switzerland). He is also deputy director of the Institut International de Formation et Recherche “Patrice Lumumba” in Kinshasa. He has written several essays on the history, literature, culture and cinema of socialist states, on the population of the southern hemisphere and on the international workers movement. He is general secretary of the SISA (Independent Union for School and Environment), chairman of the Centro di Formazione e Ricerca don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana (Don Milani and Barbiana School Research and Training Centre) for Ticino and Lombardy. He is reporter for Sinistra.ch and director of the website Slatan Dudow Pensieri di Cinema, as such has covered for the last twenty years the major film festivals. He has directed the online monthly cultural review aurorarivista.it. He is a member of ANPI/VZPI of Trieste.

 

 DAVIDE ROSSI 大卫 罗西 大学教授,历史学家和记者,他是米兰“安娜塞格斯”研究中心 和ISPEC,历史,哲学和当代思想研究所的主任,总部设在意大利 瑞士。在金沙萨 - 刚果民主共和国,他是国际组织与研究所副主 任“Patrice Lumumba。”撰写了各种文章,致力于社会主义国家的 历史,文学,文化和电影,致南半球人民;他是SISA秘书长 - 独立 学校和环境联盟;截至2007年,他担任伦巴第和提契诺州“唐·洛伦 佐米兰组建与研究中心和巴比亚纳学院”的负责人。作为Sinistra. ch的记者,在过去的二十年里,他一直关注着最重要的电影节,也 是Slatan Dudow Cinema Thoughts网站的导演。从2000年成立以 来,他每月都指导着网上文化aurorarivista.it。他就读于里雅斯 特的ANPI / VZPI。

 

 

 

 

PIERLUIGI COLOMBINI

BERLINO IL PASSATO PRESENTE

Ritratto della capitale della DDR nel XXI Secolo

 

introduzione di

Davide Rossi

 

Da trent’anni la capitale della DDR non c’è più, eppure Pierluigi Colombini ci dimostra che quella città c’è ancora, non lo fa con parole o con tortuosi ragionamenti, vi riesce mostrandoci fotografia dopo fotografia la bellezza di una città e di un mondo che sembrerebbero non esserci più e invece ci sono ancora.  In “Berlino il passato presente” le fotografie privilegiano i luoghi rispetto alle persone, perché le pietre parlano e raccontano i sentimenti delle donne e degli uomini che ieri come oggi vivono in quella parte di Berlino in cui la storia ha visto sventolare rosse bandiere, un sogno infranto nel 1989, ma non svanito. Il libro si rivela così un’approfondita e dettagliata indagine storica, sociale e culturale capace di raccontare il passato e il suo presente. Oltre l’Ostalgie, dai palazzi del potere ai luoghi della quotidianità, passando per il centro di accoglienza di Rontgental, che accoglieva coloro che scappavano dall’Ovest abbandonando il capitalismo e il consumismo e di cui si possono qui ammirare per la prima volta le immagini, fino ai più noti e frequentati spazi urbani come la celebre Alexanderplatz. 

 

 

 

Pierluigi Colombini informatico e fotografo, cresce nel milanese e vive oggi in Sardegna. Per lui la fotografia è un’arte che si nutre di passione, impegno e ricerca. Ogni progetto fotografico è un’indagine approfondita, sociologica e antropologica, mossa da un’idealità sinceramente orientata ai valori dell’eguaglianza. Il suo è uno sguardo, filtrato dall’obiettivo, che indugia e riflette ponendo con forza il diritto alla vita dei popoli di tutto il mondo. Ha realizzato svariate mostre, “Berlino il passato presente” è il suo primo libro.

 

 

NIKOLAJ OSTROVSKIJ

COME FU TEMPRATO L’ACCAIO

Il romanzo più amato dalla gioventù comunista di tutto il mondo

 

Introduzione di DAVIDE ROSSI

 

 

PGRECO

 

 

 

“Il libro di Nikolaj Ostrovskij è uno dei libri sovietici che ho letto con il cuore agitato fino all’ultima pagina. In esso, un uomo forte, appassionato, che sa quello che sta facendo, parla con passione e onestà." Isaac Babel

 

 

Come si tempra l’acciaio? Col fuoco, ma soprattutto con la passione umana e politica, con la voglia e il desiderio inesauribile di cambiare il mondo e di renderlo più giusto ed eguale, i giovani russi di allora si riconoscono nella Rivoluzione e nel Partito Comunista e si lanciano con baldanza nel turbinio della storia, al servizio della quale mettono la loro vita personale e privata, convinti della necessità che prevalga e s’imponga l’interesse collettivo. Nikolaj Ostrovskij porta a termine nel 1932 la scrittura della prima parte e nel 1934 della seconda di “Come fu temprato l’acciaio”, un romanzo di formazione vigoroso ed entusiastico, educativo e didattico, potentemente appassionato, toccante, ambientato negli anni eroici che vanno dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre fino a quelli del primo piano quinquennale. È un romanzo in cui l’uguaglianza è il metro di paragone e di giudizio, in cui Pavel Korciaghin e le ragazze e i ragazzi della sua generazione manifestano una forza interiore più forte di qualsiasi avversità, una giovinezza furibonda capace di prendere il sopravvento e di costruire il futuro.

“Come fu temprato l’acciaio” diverrà un classico per la formazione dei giovani comunisti di tutto il mondo durante il Novecento, editato in oltre ottanta lingue per un totale di cinquantaquattro milioni di copie. Questa edizione si arricchisce dell’apparato critico e biografico curato da Davide Rossi, direttore del Centro Studi “Anna Seghers”.

 

 

Nikolaj Ostrovskij (Viliya 1904 - Mosca 1936) giovane operaio, aderisce agli ideali promossi dalla Rivoluzione d’Ottobre e ancora adolescente combatte nella cavalleria dell’Armata Rossa, poi, dopo essere stato gravemente ferito, è dirigente del Komsomol, la Gioventù Comunista. A vent’anni alcune malattie cronico - degenerative ne compromettono la salute al punto da portarlo alla cecità e all’immobilità. Diventa allora scrittore, esordendo con “Come fu temprato l’acciaio”, romanzo in due parti pubblicato nel ‘32 e nel ’34 a puntate dalla rivista “La Giovane Guardia” e nel 1935 unitariamente. Nel 1934 viene ammesso nell’Unione degli Scrittori dell’Unione Sovietica e nel 1936 rientra nell’Armata Rossa come commissario politico con il grado di generale di brigata. Si spegne nel dicembre ’36 dopo aver scritto solo la prima delle tre parti di “Nati dalla tempesta”.

 

 

 

Davide Rossi

 

Rosa Luxemburg indomita rivoluzionaria

 

 

 

Introduzione di Emilio Sabatino

 

 

PGRECO

 

 

 

 Il 15 gennaio 1919, a pochi giorni dalla trasformazione del movimento spartachista in Partito Comunista di Germania, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, organizzatori e teorici di entrambi, sono uccisi a Berlino, città in cui ogni anno una partecipata manifestazione li ricorda la seconda domenica di gennaio. Queste pagine, mosse da intensa ammirazione per la grande rivoluzionaria, ci aiutano a ripercorrere le tribolate peripezie della sua vita e la ricca elaborazione culturale del suo pensiero, volto a promuovere l’uguaglianza, il riscatto dei lavoratori, l’emancipazione femminile. La scrittrice tedesca Anna Seghers ha scritto che il socialismo è la lotta spietata per la felicità assoluta. La vita di Rosa Luxemburg, una vera internazionalista, nata polacca, morta tedesca, vissuta da comunista, seppur tragicamente interrotta, è stata esattamente questo.

 

 

Anna Seghers

la spietata lotta per la felicità assoluta

1900 – 1983 La vita straordinaria, dura e avventurosa di una scrittrice marxista

 

 

 

Presentazione di Micaela Latini

 

Introduzione di Emilio Sabatino

 

 

PGRECO

 

 

 

 

 

La vita della scrittrice marxista Anna Seghers è dura e avventurosa. Nata il 19 novembre 1900 a Magonza, è inseguita dai nazisti che la vogliono morta e bruciano i suoi libri. Amica di Tina Modotti e di Frida Kahlo, di Jorge Amado, di Pablo Neruda e di Nazim Hikmet, è fondatrice della DDR, di cui diventa presidentessa dell’Unione degli Scrittori, un compito che assolve dal 1952 al 1978 con la determinazione e la libertà che la portano ad affermare l’imprescindibile necessità di “respirare alla luce delle parole”, cercando di promuovere all’interno della letteratura orientata al realismo socialista spazio per l’immaginario e la fantasia. Molti i suoi romanzi e i suoi racconti, tra i più noti: “La rivolta dei pescatori di Santa Barbara”, “La settima croce” e “I morti restano giovani”, tradotti in svariate lingue ed editati in moltissimi paesi. Si spegne il 1° giugno 1983, in quella Berlino che è capitale della nazione che contribuito ad edificare. Oggi è tornata d’attualità una letteratura etico – politica e certamente Anna Seghers, per la quale il socialismo è “la spietata lotta per la felicità assoluta”, ne è tra le più rilevanti esponenti.

Davide Rossi

L’attualità del pensiero di

Karl Marx

 

Introduzione di Emilio Sabatino

 

Postfazione di Massimiliano Ay

 

PGRECO

 

 

Da oltre un quarto di secolo Davide Rossi ha coniugato lo studio dei testi di Karl Marx con una serie di relazioni coi marxisti che nel mondo governano e sono all’opposizione, Cina, Russia, Cuba, Venezuela, Bolivia, Cile, Repubblica Democratica del Congo, Corea Popolare, Turchia, ex Europa orientale. Tuttavia questo libro non è un’indagine sulle nazioni passate e presenti che si orientano al marxismo, è un testo che ci aiuta a capire l’attualità del pensiero di Karl Marx alla luce di quello che oggi accade nel mondo. Davide Rossi ci propone di rileggere e ripensare la vita rivoluzionaria di Karl Marx, riflettere sulle leggi economiche universali da lui riconosciute, osservare come “Il Capitale” rappresenti la teoria di una società socialista, comprendere come l’emancipazione di tutti i popoli e la lotta al neo-colonialismo siano in stretto contatto col marxismo, come materialismo storico e materialismo dialettico non siano affatto superati e quanto il marxismo combatta gli apparati di potere delle chiese, ma non il sentimento religioso che è parte fondamentale dell’identità personale e collettiva dei popoli. Si scoprirà allora che il marxismo nel mondo è vivo, vivace, propositivo, attuale.

 

 

 

 

Frederick William Dampier Deakin

 

La montagna più alta

L’epopea dell’Esercito Partigiano Jugoslavo

 

a cura di Davide Rossi

 

 

Res Gestae

 

 

 

La Resistenza al nazifascismo ha attraversato tutta l’Europa, con slancio, determinazione e sacrificio, della Resistenza jugoslava e della battaglia di Sutjeska, una delle pagine più significative di quella lotta, racconta questo libro, che ha come narratore uno storico e un militare che ne è stato anche protagonista, l’inglese F. W. D. Deakin, paracadutato in Montenegro per volontà del suo amico Winston Churchill. Ufficiale di collegamento tra il governo britannico e i partigiani comunisti, Deakin giorno dopo giorno, battaglia dopo battaglia, riconosce e scopre un’autentica guerra di popolo, che, senza altra scelta della via delle armi, si batte per il conseguimento della piena Liberazione nazionale. Quando nella primavera del ’43 Deakin arriva tra i partigiani, la situazione è particolarmente difficile, lasciata la Bosnia dopo la Quarta Offensiva nazifascista, anche in Montenegro i partigiani sono nuovamente accerchiati, stretti sul monte Durmitor nelle Alpi dinariche montenegrine, la montagna più alta che dà il titolo a questo libro. Per i partigiani è necessario aprirsi un varco per poter raggiungere nuovamente la Bosnia, è così che si svolge una delle più cruente ed epiche battaglie del secondo conflitto mondiale: la battaglia del fiume Sutjeska, i partigiani riusciranno a ripiegare tra i boschi di betulle e Deakin e Tito cementeranno un’amicizia già cresciuta nel corso dei giorni.

 

Frederick William Dampier Deakin (Londra 1913 – Le Castellet 2005) dopo gli studi alla Westminster School, si laurea all'Università di Oxford in Storia Moderna, alternando l’attività di storico con quella di agente dei servizi segreti e di militare britannico, assistente letterario per molti anni di Winston Churchill, contribuirà al conseguimento da parte di quest’ultimo del Premio Nobel per la Letteratura nel 1953. È al Cairo nel 1943, membro dello Special Operations Executive (SOE), quando Churchill gli chiede di diventare l’elemento di contatto e di collegamento con la Resistenza comunista jugoslava guidata da Josip Broz Tito. Compito che assolve dal maggio 1943. Dopo la guerra scrive importanti opere storiche, tra queste, tradotte in italiano, “Storia della repubblica di Salò” e “La montagna più alta”. È il fondatore nel 1950 e il primo direttore fino al 1968 del St. Antony's College di Oxford.

 

 

 

Nikolaj Tichonov

L’assedio di Leningrado

 

 

A cura di Davide Rossi

  

L’aggressione nazista all’Unione Sovietica scatenata con l’Operazione Barbarossa nel giugno 1941 si arena alle porte di Mosca, di Stalingrado e di Leningrado. In questa città dal settembre 1941 al gennaio 1944 si dispiega un terribile assedio. Dal maggio 1942 al maggio 1943, in tredici capitoli, uno per mese, si articola il periodo cruciale dell’assedio di Leningrado e proprio questo viene raccontato nelle pagine di un diario non personale, ma civico, pubblico, condiviso da Nikolaj Tichonov, in cui la cronaca degli avvenimenti prende corpo attraverso la narrazione di fatti concreti, episodi capaci di illuminare con profonda efficacia la situazione militare in corso e lo stato d’animo degli assediati, decidi a riorganizzarsi, reagire e vincere. A un secolo dalla Rivoluzione d’Ottobre questo romanzo è un documento prezioso per capire i valori e i sentimenti delle donne e degli uomini che quella nazione hanno edificato.

 

 

Nikolaj Tichonov (San Pietroburgo 1896 – Mosca 1979) Eroe del Lavoro Socialista, poeta e romanziere sovietico pluripremiato, è stato soldato dell’Armata Rossa e giornalista. Dal 1944 al 1946 è presidente dell’Unione degli Artisti e degli Scrittori dell’Unione Sovietica. Corrispondente della “Leningradskaja Pravda” in Spagna nel corso della guerra civile, è tra i responsabili politici della difesa di Leningrado lungo tutti gli anni dell’assedio, impegnato in azioni militari contro i finlandesi alleati dei nazifascisti. Del 1943 è il romanzo “L’assedio di Leningrado”. Dal 1949 è il presidente del comitato sovietico del Movimento Mondiale per la Pace e in ragione di questo incarico viaggia in Europa e in Asia, nel dopoguerra è a lungo deputato al Soviet Supremo, nel 1957 scrive “Vamberi”, romanzo dedicato ai viaggi in Asia Centrale dell’etnografo e linguista ungherese Arminij Vamberi, nel 1968 l’ultimo romanzo “Sei colonne”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La nostra rivoluzione avrà valore solo se, guardando intorno a noi, potremo dire che i Burkinabé sono un po’ più felici grazie a essa. Perché hanno acqua potabile e cibo abbondante e sufficiente, sono in splendida salute, perché hanno scuola e case decenti, perché sono meglio vestiti, perché hanno diritto al tempo libero; perché hanno l’occasione di godere di più libertà, più democrazia, più dignità. La rivoluzione è la felicità. Senza felicità, non possiamo parlare di successo.” Una felicità che implicava dignità, fine dello sfruttamento del lavoro agricolo da parte delle multinazionali occidentali, fine dell’assoggettamento politico agli interessi dell’Occidente e della NATO. Queste parole pronunciate da Thomas Sankara in occasione del discorso per il ventennale della morte di Ernesto Che Guevara da lui tenuto a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, poco prima di morire la settimana successiva il 15 ottobre 1987 per mano di coloro che non volevano quella felicità, riassumono bene il senso della Rivoluzione da lui intrapresa con il consenso e l’entusiasmo delle donne e degli uomini del suo paese, raccontata con passione dalle pagine di questo libro.

“Il Sole 24 Ore”, un quotidiano che a Barbiana non esitavano a definire padronale, al pari de “Il Corriere della Sera” e de “La Nazione”, ha rilanciato, a cinquant’anni dalla scomparsa di Lorenzo Milani, l’idea che l’opera del priore possa iscriversi nel contesto di un marcato “odio di classe”, è forse una forzatura, ma coglie nel segno se intende riconoscere a quella straordinaria esperienza pedagogica la volontà di propugnare una radicale eguaglianza fondata sulla partecipazione e la cultura, in ogni caso antitetica a ogni buonismo pretesco. Un’eguaglianza perseguita con una vivacità polemica e una generosa intelligenza che non hanno pari nella storia pedagogica italiana del Novecento. Davide Rossi, professore in una Barbiana di oggi, il Centro Provinciale Istruzione Adulti di Milano, che offre corsi di lingua italiana e possibilità di conseguire la terza media ai nuovi cittadini provenienti da tutto il mondo, è Responsabile per la Lombardia e il Ticino del Centro di Formazione e Ricerca don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana e in questo libro riflette, commentando e proponendo una selezione di pensieri del priore, sulla carica innovatrice e la profonda umanità di quell’esperienza straordinaria e singolare, capace di offrire dal 1954 al 1967 una scuola a chi dalla scuola era escluso. Completano il libro una serie di testimonianze del mondo milaniano, senza alcuna pretesa di esaustività, ma con la certezza che il seme di Barbiana sia plurale e non possa essere ridotto a interpretazioni univoche, purché non ci si dimentichi che “la selezione è contro la cultura”.

in libreria dalla primavera 2017

 

Davide Rossi

 

I giacobini e l’eguaglianza

Il pensiero di Robespierre e i racconti caraibici di Anna Seghers

 

Introduzione di Emilio Sabatino

 

PGRECO

 

 

Davide Rossi ripercorre con passione la storia dei giacobini francesi, di Maximilien Robespierre e dei giacobini caraibici, grazie ai racconti di Anna Seghers: “Le nozze ad Haiti” (1948), “Ristabilimento della schiavitù in Guadalupa” (1952) e “La luce sul patibolo” (1961), capaci di restituire alla storia un personaggio eccezionale e troppo spesso dimenticato come Toussaint Louverture. Decisi a costruire l’eguaglianza, i giacobini aboliscono la schiavitù e concedono il diritto di voto a tutte e tutti, nessuno escluso, dagli ex schiavi africani alle donne e agli uomini francesi di ogni condizione sociale, anche analfabeti e poveri. Tutto questo è insopportabile per la borghesia, che aveva fatto la Rivoluzione per prendere il potere e dopo la breve stagione giacobina se ne riapproprierà, nascondendo dietro un’eguaglianza solo formale, una sostanziale diseguaglianza. Col potere della borghesia inizia anche la falsificazione e la condanna storica dei giacobini. Tuttavia il loro impegno per l’affermazione dell’eguaglianza è stato uno dei punti più alti della vicenda umana, un momento decisivo nel percorso di emancipazione di masse per secoli oppresse e senza nome, un caposaldo imprescindibile per tutte le esperienze socialiste del Novecento. L’eguaglianza dunque, ieri come oggi, come dimensione ideale e concreta per costruire una società davvero giusta e libera.

 

 

  in libreria dall'autunno 2016

 

Davide Rossi

LETTERATURA ALBANESE

REALISMO SOCIALISTA 1945 – 1990

Dhimitër S. Shuteriqi, Ismail Kadare, Dritëro Agolli

 

Presentazione di Emilio Sabatino

Introduzione di Maurizio Nocera

 

PGRECO

 

 

È questa un’opera unica nel panorama italiano, la sola ad affrontare unitariamente la letteratura albanese del periodo socialista (1945 – 1990), con attenzione per i suoi più rilevanti autori: Dhimitër S. Shuteriqi, Ismail Kadare, Dritëro Agolli. Nella costruzione di una società fondata sull’eguaglianza, dopo secoli di sfruttamento e sopraffazione, il ruolo assolto dalla letteratura è stato centrale, mentre le donne e gli uomini si emancipavano vivendo una stagione esaltante, segnata dal trionfo sull’analfabetismo, dall’elettrificazione, dalla prima industrializzazione. La letteratura socialista in generale e quella albanese in particolare sono sicuramente letterature militanti e antifasciste, tuttavia non monotematiche, anzi capaci di abbracciare una vastità di temi che travalicano l’immediata contingenza politica e le necessità ideologiche. Davide Rossi con straordinario coraggio ha affrontato la sfida di riflettere sulla letteratura socialista albanese, ne è scaturito un libro affascinante, capace di restituire alla letteratura mondiale pagine di avvincente bellezza e di radicale impegno politico.

 

 

 

in libreria da maggio 2016

 

DAVIDE ROSSI
Migranti a Lampedusa, studenti a Milano
Un anno di scuola dei ragazzi del Mediterraneo e del mondo
presso il CPIA – Centro Provinciale Istruzione Adulti di Milano

 

Presentazione di Pietro Cavagna
Dirigente Scolastico CPIA Milano

 

Introduzione di Emilio Sabatino


PGRECO

 

 

Un cammino di cittadinanza, di partecipazione, di apprendimento, capace di riscattare ragazze e ragazzi giunti da ogni angolo del pianeta e arrivati al CPIA, il Centro Provinciale Istruzione Adulti di Milano, vincendo la marginalità a cui li aveva relegati un mondo ingiusto, governato dalla violenza, dal razzismo, dal’esclusione sociale promossa da leggi economiche fondate sul profitto e sulla speculazione finanziaria, oltreché sulla rapina delle materie prime energetiche e alimentari, praticata dall’Occidente a danno e contro tutti gli altri popoli della terra.
Dentro il CPIA di Milano questi studenti hanno trovato un luogo di cultura in cui costruire i saperi insieme al loro professore, un luogo in cui parlare ed essere ascoltati, un luogo in cui chiedere trovando risposte.
Molti di loro hanno vinto il mare, con il coraggio che si può avere solo da adolescenti. Hanno visto le onde e la morte, ma sanno che la miseria è riscattabile con la giustizia sociale.
Davide Rossi, che dell’eguaglianza tra tutti gli esseri umani fa da tempo la ragione della sua vita, sia come categoria di analisi storica, sia come metodo educativo, praticandolo nel solco di don Lorenzo Milani e attuandone il pensiero con radicale energia e passione, ci regala, pagina dopo pagina, la possibilità di cogliere il senso profondo di un percorso di emancipazione e di riscatto che passa anche attraverso i saperi e la scuola.

Fronte del cielo è un romanzo che si legge in un sospiro, non solo per la brevità e per l’appassionante scorrevolezza, ma anche per la sincerità, la semplicità con cui si trasforma in diario di guerra, con tutta la freschezza, la vivacità, l’entusiasmo delle pagine migliori della letteratura contraddistinta dall’impegno civile e politico. Una chiarezza che affonda le sue radici nella secolare tradizione letteraria vietnamita, improntata a poemi narrativi di cristallina limpidità, in cui la poesia diventa lo strumento comunicativo per raccontare storie mitiche e vita quotidiana. Nguyễn Đình Thi racconta le vicende e le vittorie dell’aviazione vietnamita, ma non dimentica i sentimenti. Le donne, gli uomini, la vita e la morte, la guerra e l’amore, si fondono così in un soggetto collettivo, il popolo vietnamita, che è al contempo lettore partecipe e protagonista quotidiano della Resistenza contro l’aggressore statunitense e protagonista del romanzo. Cuore, cielo e terra, tutto si fonde in un sorriso perché, come afferma l’aviere protagonista del romanzo: “la caratteristica del nostro paese è la luminosità. Siamo ancora poveri, ci mancano ancora molte cose, la nostra vita è molto difficile, eppure lo sguardo della nostra gente è luminoso, sorprendentemente luminoso.”

 

 

 

 

Nguyễn Đình Thi (1924 – 2003), ancora studente, è arrestato più volte dai francesi per la sua attività a sostegno del movimento comunista guidato da Ho Chi Min. Con la prima indipendenza nel 1945 diventa segretario generale del Comitato Culturale di salute pubblica. Nel 1947 scrive e musica la poesia “Hanoi”, la canzone diventa un testo classico della letteratura rivoluzionaria vietnamita e la sigla della Radio nazionale. Il tentativo armato dei francesi di negare l’indipendenza vede lo scrittore corrispondente di guerra e autore di svariati romanzi ispirati alla lotta di Liberazione, l’esordio nel 1951 con “All’attacco!”, che vince il Premio Nazionale di Letteratura. Nel 1954 partecipa alla battaglia di Diên Biên Phu come commissario politico di un battaglione di fanteria. Con la pace nel 1955 diventa deputato all’Assemblea del Popolo e dal 1958 segretario generale dell’Unione degli Scrittori e degli Artisti, incarico che ricopre fino al 1989, per poi diventarne dal 1995 presidente. Nel 1966 passa un lungo periodo tra i giovani delle Forze Aeree dell’Esercito Popolare del Vietnam, da questa esperienza nasce il suo più celebre romanzo: “Fronte del cielo”. Dal 1975 con la pace continua il suo impegno letterario e politico, nel 1996 vince il Premio Ho Chi Minh per la letteratura.

 

 

Quest’opera è il primo romanzo - pubblicato a Londra nel 1934 - a raccontare la brutalità e l’abominio dei campi di concentramento, che i nazisti aprono e rendono immediatamente operativi appena prendono il potere. I primi internati sono i loro maggiori avversari politici, i comunisti della KPD. Bredel è internato nel campo di Fuhlsbüttel, nei pressi di Amburgo, operativo del marzo 1933.

“La prova” in un decennio è tradotta in diciassette lingue, già nel 1945 sono oltre un milione le copie pubblicate in ogni parte del mondo.

Protagonisti del romanzo, che racconta la detenzione, la tortura e in molti casi la morte di attivisti e di dirigenti della KPD, sono Walter Kreibel, nel quale in parte si rispecchia l’autore, e il deputato Heinrich Torsten, nelle pagine è presente anche il noto giornalista socialdemocratico ed ebreo Fritz Solmitz, direttore prima dell’avvento della barbarie del “Lübecker Volksboten”.

 

 

Willi Bredel (Amburgo 1901 – Berlino capitale della DDR 1964), già garzone e manovale, a quindici anni è operaio nei cantieri navali della sua città. Aderisce alla Gioventù Operaia Socialista e passa con gli Spartachisti appena Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht danno vita al movimento che si richiama alla Rivoluzione d’Ottobre. Nel 1919 aderisce alla KPD, il Partito Comunista di Germania. Nell’ottobre 1923 prende parte al tentativo rivoluzionario di Amburgo e viene arrestato, amnistiato nel 1925, vive di lavori salutari e prosegue gli studi da autodidatta. Diventato giornalista, nel 1928 è direttore della “Hamburger Volkszeitung”, il “Quotidiano del Popolo di Amburgo”. I suoi articoli militanti lo pongono in contrasto con il governo socialdemocratico e nel 1930 è di nuovo condannato a due anni di reclusione. In carcere scrive i suoi primi romanzi, “Maschinenfabrik” nel 1930 e “Rosenhofstrasse” nel 1931. All’avvento del nazismo nel 1933 è arrestato e trasferito nel campo di concentramento di Fuhlsbüttel, da cui riesce a scappare, raggiungendo Mosca. A Londra esce in lingua inglese il suo romanzo “La prova”, il terribile e drammatico racconto del sistema concentrazionario, in dieci anni il libro è editato in oltre un milione di copie e in diciassette lingue.

Nel 1937-1938 Bredel è combattente in Spagna, come commissario politico del Battaglione “Thälmann”. Nel 1939 torna a Mosca e nell’inverno 1942 - 1943 è sul fronte di Stalingrado. Tra i fondatori della DDR nel 1949, dal 1954 nel Comitato Centrale della SED, nel 1962 diventa per due anni presidente dell'Accademia delle Arti.

Tra le sue opere del 1939 “Incontro sull’Ebro - Note di un Commissario politico”, del 1954 “Dall’Ebro al Volga” e la trilogia “Padri” del 1941, “Figli” del 1949 e “Nipoti” del 1953.

 

 

Leggere alcune pagine di Kim Il Sung e dell’elaborazione teorica, politica e pratica dell’ideologia Juche può permettere di comprendere le ragioni e le scelte di una piccola nazione socialista che con coraggio da settant’anni resiste all’imperialismo e costruisce, con tutti gli inevitabili limiti e le conseguenti forzature, una società orientata al valore - mai disprezzabile - dell’eguaglianza. Scrive Kim Il Sung: “tre sono i principi fondamentali dell’Idea Juche: essere indipendenti in politica, fare fronte a tutte le esigenze economiche con i propri mezzi ed essere in grado di assicurare la propria difesa nazionale.” I testi qui proposti – elaborati negli anni ’70 - tracciano con chiarezza i riferimenti ideologici e marxisti del politico coreano, in un quadro di solidarietà internazionale riaffermato dai testi che aprono questo libro, uno dedicato al primo anniversario della scomparsa di Ernesto Che Guevara, il secondo, del 1975, relativo a una visita di stato di Kim Il Sung in Cina. Solidarietà internazionale e indipendenza sono i sentimenti che fanno ancora oggi della Corea Popolare una fortezza inespugnabile.

 

 

 

Kim Il Sung (1912 – 1994) dirigente politico, guida fin da giovane la Resistenza contro l’occupazione giapponese della Corea, organizza il movimento comunista di Liberazione nazionale durante il secondo conflitto mondiale e al termine della guerra è il fondatore della Corea Popolare. Da capo di stato affronta prima l’aggressione statunitense (1950 – 1953) e poi il difficile cammino della ricostruzione, mantenendo rapporti amichevoli con tutti i paesi socialisti dall’Unione Sovietica alla Cina, alla Jugoslavia di Tito. Nel quadro del movimento socialista internazionale elabora il pensiero Juche, sviluppo creativo della teoria marxista, chiamato a valorizzare le specificità culturali coreane.

A un secolo dall’inizio del primo conflitto mondiale e a una manciata di anni dalle guerre che hanno insanguinato i Balcani in tempi recenti, Davide Rossi ha attraversato - partendo da Trieste - Vienna e i Balcani, restituendoci, tra saggio storico e cronaca del presente, la profondità e la complessità di un continente incapace di trovare una strada verso il futuro. Un’Europa incerta, stretta tra le logiche monetariste e consumiste del capitalismo dominante e nuove forme di protagonismo popolare. L’autore legge nei Balcani non una marginale periferia del continente, ma un luogo privilegiato per immaginare il futuro del continente, anche alla luce della storia della Jugoslavia socialista, capace di realizzare l’incontro tra popoli, lingue, religioni, dentro valori di solidarietà, inclusione ed eguaglianza, libera da ogni sanguinario nazionalismo e anzi capace di guardare al mondo con rinnovata fraternità, attraverso il Movimento dei Non Allineati promosso da Tito e Nasser nel 1961.

Trieste/Trst è una città straordinaria e complessa, italiana e slovena, socialista per i quaranta giorni seguiti alla Liberazione del 1° maggio ‘45. Per tre anni il movimento popolare cittadino lotta unitariamente nel Partito Comunista del Territorio Libero di Trieste, poi la rottura tra Stalin e Tito nel luglio ’48 frantuma il campo progressista. Una parte di quei comunisti, pur riconoscendo il ruolo fondamentale dell’Unione Sovietica nella costruzione del socialismo e nella Liberazione d’Europa dal nazifascismo, ritiene fondamentale mantenere rapporti solidali e di amicizia con la Jugoslavia, capace di svolgere un ruolo determinante nella Liberazione della regione giuliana e della città e nelle cui file partigiane molti triestini hanno militato. Nel 1955 la spaccatura sovietico-jugoslava si ricompone, tuttavia il cammino coraggioso e per l’eguaglianza di quelle donne e di quegli uomini di sentimenti socialisti che nel solco della Resistenza dal ’48 hanno guardato a Belgrado, prosegue fino al ’62, prima attraverso il Fronte Popolare Italo - Slavo e poi nell’Unione Socialista Indipendente, esaurendosi quando si afferma il protagonismo internazionale della Jugoslavia di Tito nella costruzione di un’alternativa al capitalismo attraverso il Movimento dei Non Allineati e per l’unità delle forze socialiste mondiali.

Nel cuore dell’Africa un popolo straordinario nel 1960 ha trovato un uomo - Patrice Lumumba - capace di portarlo all’indipendenza con la ferma volontà di utilizzare le strepitose ricchezze del paese al fine di garantire benessere e sviluppo a donne e uomini finalmente diventati cittadini, dopo essere stati per decenni vittime di una colonizzazione tra le più violente e brutali. Il governo di Lumumba tuttavia dura meno di tre mesi, travolto dagli interessi occidentali decisi a continuare a schiacciare la Repubblica Democratica del Congo, depredandone le risorse naturali e sfruttando la manodopera attraverso la pratica di un neocolonialismo non meno feroce del precedente colonialismo.

Davide Rossi ripercorre la vita e il pensiero del grande statista tra i padri del Panafricanismo, analizzandone gli scritti, i discorsi e le relazioni col mondo politico congolese e internazionale, sottolineandone gli slanci e i dubbi, la capacità visionaria e il convinto impegno per la libertà.

Davide Rossi ripercorre, a mille anni di distanza, la vita di Vladmir, il principe russo che ha dato un contributo fondamentale nella formazione di quell’identità culturale, linguistica e statuale trasformatasi attraverso i secoli fino a formare la Russia attuale. La storia di Vladimir, le sue conquiste e i suoi amori focosi e impetuosi rappresentano l’origine di un cammino che, iniziato un millennio fa, continua nel presente, dopo la gloriosa stagione sovietica, attraverso il ruolo della Russia odierna, partecipe della costruzione di un mondo multipolare, plurale e rispettoso di ciascun popolo.

Giona, Mosul e la Palestina

La crisi irreversibile di Siria, Irak e Medioriente

 

Introduzione di Emilio Sabatino

 

 

MIMESIS

 

Giona, Yunus in arabo e nel Corano, va a Ninive non per convertire i cittadini al suo credo, ma per testimoniare l’unicità di quel dio abramitico che è comune alle tre religioni del Mediterraneo. Da secoli il profeta riposava in una moschea di Mosul, meta per pellegrini di ogni fede e per questo abbattuta dagli integralisti dello stato islamico. Davide Rossi analizza approfonditamente la crisi irreversibile che sta cambiando il Medioriente e al contempo indica nella conoscenza reciproca tra le culture e le religioni del Mediterraneo il percorso indispensabile per costruire quel dialogo fondamentale per costruire l’Europa e il mondo di domani.

In uscita ad ottobre 2014

 

 

Nel 1914 in Germania solo gli Spartachisti si oppongono alla guerra e ai crediti pretesi dall’imperatore per finanziarla. Le ragioni dell’internazionalismo proletario sono tradite dai socialdemocratici europei, sarà allora la Rivoluzione d’Ottobre a raccogliere la rossa bandiera. Berlino nel tempo di Weimar, tra crisi e contraddizioni. diventa luogo di fermenti culturali e di lotta politica, i comunisti diventano protagonisti, primo partito con il 33% dei voti nel 1930 in una città in cui la rivoluzione sembra alle porte, tra modernità, innovazione, trasgressione. Tina Modotti qui arriva dal Messico, stringendo amicizia con gli scrittori proletari tra cui Anna Seghers, con Bertolt Brecht, che mette in scena le sue opere al Volksbühne, il teatro del popolo, il primo al mondo ad avere palcoscenici girevoli, col regista Slatan Dudow, autore del film operaio “Kuhle Wampe”, coi giornalisti comunisti dell’AIZ, Arbeiter Illustrierte Zeitung, inventori del fotogiornalismo.  Dopo il ’45 una parte di Berlino diventa capitale della DDR, Seghers, Brecht, Dudow e molte e molti altri insieme a loro cercano di costruire il socialismo nella terra di Karl Marx, riprendendo con slancio il lavoro violentemente interrotto dal nazismo e dalla guerra. Quest’esperienza si chiude nell’89 con la caduta del Muro, ma i luoghi capaci di conservare memoria del tempo socialista vincono ogni revisionismo, alimentano l’Ostalgie del tempo dell’eguaglianza e diventano parte della nuova identità della riunificata capitale tedesca. Davide Rossi, direttore del Centro Studi “Anna Seghers” di Milano, racconta un secolo di Berlino descrivendo i luoghi che, ancora oggi, a venticinque anni dall’89, raccontano una storia di passioni e di ideali, una storia socialista.

 

QUITO
FESTIVAL MONDIALE DELLA GIOVENTU’ E DEGLI STUDENTI
Ecuador
dicembre 2013

Presentazione del Console Generale dell'Ecuador a Milano Narcisa Soria Valencia

Introduzione di Emilio Sabatino

MIMESIS

 

Socialismo bolivariano e Rivoluzione cittadina contribuiscono a costruire l’Ecuador del Buen Vivir, a cui ha dato un forte impulso il presidente Raffael Correa. L’Ecuador è parte del cammino di lotta e di emancipazione dei popoli latinoamericani, iniziato da Hugo Chavez e continuato in forme creative da tutto il continente. Nel dicembre 2013 si è svolto il XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti. Diecimila ragazze e ragazzi sono arrivati a Quito da ogni parte della terra, vivendo la gioia e l’emozione di giorni entusiasmanti, tra dibattiti, sguardi, incontri, luoghi, in una città stretta tra memorie incaiche, violento colonialismo, riscatto indio e costruzione di un domani di giustizia ed uguaglianza. Davide Rossi, delegato del SISA, ci restituisce e ci racconta con la passione di sempre il Festival e la gioventù del mondo che ne è stata protagonista.

 

 

Michail Bakunin

1814 – 2014

Il bicentenario di un infaticabile rivoluzionario

 

 

Introduzione di Emilio Sabatino

 

PIGRECO

 

 

 

30 maggio 1814. In Russia a Prjamuchino nasce Michail Aleksandrovič Bakunin. Nel glorioso bicentenario del grande rivoluzionario libertario, ricordando le sue presenze in Italia e in Svizzera, dove si è spento a Berna, dopo lunghi soggiorni ticinesi a Locarno, Davide Rossi ne tratteggia le più salienti vicende biografiche, senza dimenticare una riflessione sulle idee socialiste, anarchiche e marxiste, confrontatesi lungo tutto il Novecento.

Michail Bakunin resta, anche per coloro che non si riconoscano nelle sue idee, un imprescindibile pensatore e un infaticabile militante a cui è necessario guardare, dentro le sfide del nuovo millennio, con stima e con affetto.

                                                                       

 

 

“Palloni politici” è la storia di partite imprevedibili, di slanci generosi, di subdole macchinazioni, di pesanti intromissioni, di uomini purtroppo dimenticati, seppure di grande umanità. Davide Rossi racconta chi ha avuto coraggio e chi non ne ha avuto, chi amava giocare senza guardare il mondo fuori dallo stadio e chi si sentiva prima cittadino e poi calciatore. Ecco allora una breve storia dei mondiali di calcio, non “la” storia dei mondiali, ma un racconto che confonde volutamente fatti politici, imprese sportive, considerazioni tecniche e tattiche.

In queste pagine si incontra un terribile allenatore nazista, un capitano che lascia la nazionale argentina per non stringere la mano ai generali golpisti, un marocchino nel ’58 e un mozambicano nel ’66 che diventano capocannonieri dei mondiali, anche se la prima squadra africana si qualificherà solo nel 1970, dopo la fuggevole apparizione dell’Egitto nel 1934. E ancora, l’imbarazzo degli azzurri che giocano nel 1969 una partita eliminatoria con una squadra che “non esiste”, perché il governo italiano non riconosce quella nazione, dittatori che vogliono vincere a tutti i costi e presidenti come Nelson Mandela, che riconoscono nello sport la capacità di promuovere valori universali e positivi.

Pier Paolo Pasolini ricordava che, nonostante tutto, il calcio è l’ultima rappresentazione sacra, l’ultimo rito collettivo. I mondiali di calcio confondono da sempre sport e politica. Davide Rossi ci restituisce l’appassionante e aggrovigliata complessità di questa relazione.

 

 

L’autore percorre i territori postsovietici con l’intenzione di riannodare i fili del tempo e leggerli alla luce del presente, cercando di districarsi dentro l’incredibile matassa che avvolge il passato e il futuro in percorsi accidentati tra democrazia, partecipazione e diritti, a partire da quelli sociali, un tempo garantiti senza eccezione nel campo socialista e troppo spesso dimenticati, almeno in Occidente. Diritti sociali che sono parte fondamentale dei diritti umani. Le idee e le persone, i luoghi e gli incontri vanno allora a formare un mosaico di frammenti alla ricerca di un senso e di un significato, un mosaico che alla fine ci restituisce la storia, sia quella tumultuosa del Novecento, sia quella della vita delle donne e degli uomini di oggi, cittadini delle nazioni un tempo sovietiche.

 

In coda sono pubblicati tre saggi su alcuni concetti fondamentali della cultura sovietica degli anni ’30: la relazione col la religione, l’arte, l’emancipazione femminile, il socialfascismo.

Davide Rossi, in piazza Tahrir al Cairo nei giorni della cacciata di Mubarak e molte altre volte in Egitto nei mesi seguenti, ha percorso negli ultimi tre anni il Medioriente e il Mediterraneo, seguendo e inseguendo volti ed emozioni, sogni e progetti politici, tutto ciò che tumultuosamente sta agitando donne e uomini, massimamente giovani, impegnati nella scoperta e nella costruzione di una nuova stagione di partecipazione e di cittadinanza, certo non esente da contraddizioni, errori, fughe in avanti e inevitabili ripiegamenti. Non una “primavera araba”, diffusa e uniforme, ma una serie di cambiamenti, in alcuni casi davvero capaci di essere rivoluzionari.

Francesco dice che vuole “una chiesa povera per i poveri” in cui “i pastori devono avere l’odore delle pecore”. Rifiuta alcune parole come papa, pontefice, sommo pontefice e papato, facendosi chiamare vescovo, certo di Roma, ma solo e soltanto vescovo. Veste dimesso, rifiuta anche nelle più importanti celebrazioni gli sfarzosi abiti sacri del suo predecessore, il giovedì santo lava i piedi alle ragazze e ai musulmani in un carcere minorile e sa di dover riformare la curia e lo IOR – Istituto delle Opere Religiose, magari chiudendolo, come chiede un cardinale africano, visto che l’apostolo Pietro non aveva una banca e molte attività dello IOR sono poco evangeliche. Difende i lavoratori e i migranti, preferendoli ai profitti e ai potenti. Davide Rossi, con un nuovo diario di viaggio, indaga e cerca di capire lo stato vaticano, osservandolo nei giorni tra le dimissioni di Ratzinger e l’elezione di Francesco, destreggiandosi tra incensi e tonache in una nazione tra le più piccole del mondo.

Questo diario di viaggio, pur non avendo la pretesa di dare un'immagine definitiva della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ha il pregio di porre l'attenzione su una serie di dettagli a lungo trascurati. Tra questi, emergono il calore, la delicata curiosità verso gli stranieri, l'ospitalità e la fierezza del popolo coreano, le condizioni di vita semplici ma complessivamente dignitose, che stridono con la povertà che affligge invece vasti strati della società di tante nazioni considerate emergenti e con la descrizione del paese fatta dalla propaganda occidentale, così come l'armonia architettonica di Pyongyang, le strutture pubbliche funzionanti ed efficienti, la sensibilità ecologica del popolo. Davide Rossi ci ricorda l'importanza della complessità culturale del paesaggio geografico che non può essere a lungo mutilato e ridotto a una mera contrapposizione tra interessi geopolitici regionali. Il dialogo con chi è distante necessita piuttosto di attenzione a particolari e sfumature inusitati e di ascolto per le esigenze che uomini e donne, lontani ma simili a noi, cercano di comunicarci attraverso l'organizzazione di un altro modello sociale.

 

dall’introduzione del prof. Maurizio Scaini

A due anni dalla vittoria di Mao e dei comunisti e dalla nascita, nell’ottobre del ’49, della Repubblica Popolare, Anna Seghers è in Cina per esprimere solidarietà, ascoltare le voci di un popolo giovane e determinato, raccogliere immagini e pensieri, vivere emozioni. Ne nasce un resoconto di viaggio correlato da un’ampia raccolta di fotografie, è la storia vivace e appassionante dell’incontro tra i rappresentanti di due nazioni che fanno parte del nuovo campo socialista, dalla Corea Popolare all’Albania, passando appunto per la Cina e la DDR. Un nuovo mondo cerca ci costruire eguaglianza e giustizia sociale in terre e tra popoli presso i quali per secoli la diseguaglianza è stata considerata parte indelebile della società. Pagine avvincenti, un racconto politico e al contempo sociale, culturale, antropologico.

 

“I morti restano giovani” – uscito con successo in Germania nel 1947 e in Italia nel 1952 – è un appassionante romanzo storico. Racconta la Germania dagli ultimi giorni della prima guerra mondiale, dagli spartachisti di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, fino ai cannoni che annunciano l’entrata dell’Armata Rossa a Berlino nel 1945. Esistenze personali, famiglie, vicende sociali, amori, sono avviluppati in un turbinio di intrecci in cui l’incalzare della quotidianità svela l’apparente semplicità con la quale si afferma il nazismo e la dura lotta per abbatterlo. È una storia di donne e di uomini e nello stesso tempo è la storia della Germania e dell’Europa di quegli anni. È la scoperta del brutale fascino della violenza, così come dei valori di giustizia, uguaglianza e libertà che vi si contrappongono. Un romanzo di donne, le vere protagoniste, dalle prime pagine fino alle struggenti ultime. Come fa dire l’autrice a una delle protagoniste: “qualcosa di forte, di nuovo, di selvaggio, perché senza gioia non si può vivere”.

 La sola biografia di Umberto Saba oggi reperibile, scritta dal direttore dell'ISPEC Davide Rossi, accompagna una breve selezione di poesie del grande triestino.

 

 

 

“La contemporaneità dà quello che può e l’Italia non ha mai capita Trieste. Nessuno capirà mai nulla di me; l’Italia mi ha perduto come ha perduto Trieste. Perché, se la mia poesia è  - come ogni poesia – un’interpretazione del mondo, questo mondo è veduto da Trieste, non da Cesena o da Predappio, o da Firenze. E nemmeno da Roma. È già ‘ l’altro mondo ’ quello che gli italiani non possono assimilare.” … “il carattere delle mia poesia e la sua affermazione stanno nella differenziazione dagli altri contemporanei italiani e stranieri: differenziazione che ne rese, che forse ne rende ancora, la comprensione stranamente difficile.”

Umberto Saba

 

Per la prima volta sono qui pubblicate le tre differenti stesure (1912 – 1921 – 1945) della poesia più famose di Umberto Saba: “Trieste”

 

 

"L'Avana è bianca, gialla, è piena di colori pallidi, sbiaditi o sudici, verdi, celesti, grigi, rosa. Vi sono palazzi di tutti i tipi, non soltanto coloniali con balconi e grandi balaustre e vetri e vetrate colorate, come dipinge Portocarrero. Ognuno ha una città diversa nella testa. Per me l'Avana è ciò che vedo dalla finestra. Sono i pioppi del Vedado e i pini curiosi.... Sul Malecon le onde schizzano oltre il muro." Un uomo decide di non seguire la sua ricca famiglia, che lascia l'isola diventata socialista per gli Stati Uniti, ma resta, vivendo per intero le trasformazioni sociali, culturali ed economiche degli anni 1961 e 1962. Stretto tra passioni molto tropicali, per Elena e per Noemi, e paura per una possibile guerra mondiale a causa della crisi internazionale legata all'installazione dei missili sovietici, diventa cittadino di un nuovo mondo. Un romanzo breve e folgorante che spiega, meglio di molti saggi storici, le trasformazioni rivoluzionarie della Cuba di quel tempo, osservate da un luogo privilegiato: la città dell'Avana, da cui il grande regista Tomas Gutierrez Alea ha tratto nel 1968 uno dei film più straordinari dell’intera produzione latinoamericana.

 

 

Chi fosse interessato ai libri scritti dal Direttore o da lui curati, attraverso introduzioni, saggi e/o biografie introduttive, può farne richiesta per mail a annaseghers@libero.it

ugualmnte il Direttore è disponibile per presentazioni, dibatti e conferenza sui libri da lui scritti e sui temi da lui affrontati

 

 

Cile democrazia sofferta - 1997

La salute informata - 1999

Il rappresentante sindacale di scuola - 2000

A scuola tra le culture del mondo - 2000

Trieste - primo maggio ’45: Liberazione - 2005

Acque - 2005

La figlia della Delegata di Anna Seghers – 2006

(con ampia biografia del’autrice)

Tra i banchi di Binche - 2006

Inseguendo un sogno e una stella - 2006

Le otto lettere del Valt di Dimiter S. Shuteriqi – 2007

(con approfondimenti sul cinema albanese)

Trieste nella poesia di Umberto Saba - 2007

Nozze ad Haiti di Anna Seghers - 2007 (saggio introduttivo)

Anna Seghers e l'uguaglianza - 2007

Bearzot, un coro per il vecio - 2007 (saggio in libro collettivo)

Con il cuore nei giorni di Genova - 2007

L’Ungheria tra rivoluzione e poesia – 2008

(con approfondimenti sul cinema ungherese, in particolare “Salmo Rosso” di Miklos Jankso e sulla letteratura ungherese)

In Cina di Anna Seghers – 2009 (saggio introduttivo)

Insieme nella lotta vinceremo, RAS RDC e SISA - 2009

Sindacalismo studentesco di M. Ay (edizione italiana) – 2009 (saggio introduttivo e resoconto dal NoG8 2009)

Mentre il cielo riluce d'azzurro, omaggio a Rosa Luxemburg - 2009

Belgio - Italia l'emigrazione italiana in Belgio - 2010

Palloni politici, una breve storia dei mondiali di calcio - 2010

Il Muro di Berlino di Giulio Micheli – 2010 (saggio introduttivo)

Cuba 1961, la vittoria dell'alfabeto - 2011

I morti restano giovani di Anna Seghers – 2011 (saggio introduttivo con ampia biografia della scrittrice)

L'Avana e il Malecon immagini e pensieri - 2011

Piazza Tahrir, il vento della Rivoluzione - 2011

Memorie del sottosviluppo di Edmundo Desnoes – 2011 (saggio introduttivo)

Pyongyang, l’altra Corea – 2012 (con saggio sulla letteratura corana popolare)

La via del Cosmo, Sputnik, Lunik e Vastok, l’assalto sovietico al cielo – 2013 (saggio introduttivo)

Trieste di Umberto Saba – 2013 (saggio introduttivo)

Il diritto all’esuberanza – 2013

Francesco, la fine del papato – 2013

Tahrir e la Rivoluzione egiziana - Dentro le trasformazioni mediorientali ed euromediterranee – 2013

Frammenti postsovietici Da Samarcanda a Pietroburgo -2014

Palloni politici, una storia dei mondiali di calcio - 2014

Michail Bakunin, infaticabile militante - 2014

Quito - XVIII Festival Mondiale della Gioventù - 2014

Berlino tra Ostalgie, Muro e città socialista - 2014

Giona, Mosul e la Palestina La crisi irreversibile di Siria, Irak e Medioriente - 2014

Patrice Lumumba, il Congo, l'Africa - 2015 in italiano e francese in duplice pubblicazione 

Con Tito a Trieste - 2015

L'Europa incerta - Vienna e i Balcani a un secolo dalla grande guerra - 2015

Vladimir e la Russia - 2015

Migranti a Lampedusa, studenti a Milano - 2016

Letteratura albanese - Realismo socialista 1945/1990 - 2016

I giacobini e l'eguaglianza - Il pensiero di Robespierre e i racconti caraibici di Anna Seghers - 2016

Nguyễn Đình Thi Fronte del cielo a cura di Davide Rossi - 2017

Willi Bredel LA PROVA a cura di Davide Rossi - 2017

KIM IL SUNG  Corea fortezza inespugnabile - a cura di Davide Rossi - 2017

Thomas Sankara La Rivoluzione in Burkina Faso 1983 – 1987 - 2017

Lorenzo Milani La selezione è contro la cultura Appunti per una scuola aperta - a cura di Davide Rossi - 2017

Nikolaj Tichonov L'assedio di Leningrado a cura di Davide Rossi - 2018

L’attualità del pensiero di Karl Marx - 2018

Anna Seghers, la spietata lotta per la felicità assoluta 1900 – 1983 La vita straordinaria, dura e avventurosa di una scrittrice marxista - 2018

Frederick William Dampier Deakin La montagna più alta L’epopea dell’Esercito Partigiano Jugoslavo a cura di Davide Rossi - 2018

Rosa Luxemburg indomita rivoluzionaria - 2019

Pierluigi Colombini - BERLINO IL PASSATO PRESENTE Ritratto della capitale della DDR nel XXI Secolo

introduzione di Davide Rossi - 2019

NIKOLAJ OSTROVSKIJ - COME FU TEMPRATO L’ACCAIO - Introduzione di DAVIDE ROSSI 2019

 

 

  

 

 

 

 

 

Sono in progetto i seguenti libri:

 

Cinema socialista - I capolavori dimenticati dall'Occidente - 2020

 

 

 

 

Contatti:

ISPEC - Il RIVELLINO LDV

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